diario-di-un-pesce-fuor-acqua
diario-di-un-pesce-fuor-acqua:

a-te-che-hai-il-mare-dentro:

bandrewgerz:

"Mamma, dove sono i miei maglioni?" urlai dal bagno. Lavai per bene il taglierino, così che non potesse vedere la causa dei "graffi" sul mio corpo."In salotto amore" merda. Non potevo uscire, avevo ancora le braccia grondanti di sangue. "Me ne porti uno?" presi il mio asciugamano rosso e mi tamponai le braccia e le coscie, sì, molto meglio. Sentii bussare, "lascialo per terra, mi sto asciugando." immaginai stesse annuendo, più a se stessa che a me. La sentii scendere le scale e andare a finire di preparare la colazione. Aprii la porta, controllai che non ci fosse mio fratello e poi presi il maglione, chiudendo velocemente la porta e richiudendola a chiave. Mi misi la tuta e la maglia, legai i capelli per far risaltare il mio viso morto, pallido e secco. Mi guardai allo specchio. Ormai non ero più nulla, se non una massa incolore di muscoli, sangue, ossa e lesioni.'Non posso andare avanti così.' ma scossi la testa al solo pensiero della crudeltà del mondo la fuori…Aprii la porta ed uscii, andai in camera a prendere lo zaino e a mettermi le scarpe, dopodichè scesi ed andai in cucina."Ciao mà", mi sorrise, feci una smorfia. Ormai il mio sorriso era più un ghigno di dolore che un modo per esprimere gioia.Presi mezza fetta biscottata integrale e uscii di casa per andare a scuola.Mi misi le cuffie giganti e mi incamminai. Arrivai davanti al grande cancello ma passai avanti sapendo che c’erano i soliti bulli. Grazie alla bidella che sapeva di loro, mi faceva entrare dalla porta da cui entrano i professori.Salii le scale ed andai in classe mia, aprii il mio libro preferito e continuai la mia lettura.Suonò la campanella e sia tutti miei compagni di classe che i professori entrarono.Rimasi in silenzio, mi alzai e poi mi risedetti.L’appello, la parte peggiore. Scorreva i nomi, arrivò il mio. “Martina”. “Prof, forse voleva dire Martina la gallina”, “Martina la moschina”, “Martina la paperina”, “Martina la taglierina” e avanti così. Gli insulti scatenavano la risata generale della classe, compresi i professori. Sprofondavo nella sedia ogni volta..Per fortuna la giornata finì lì.. uscii da scuola ma, come al solito, c’erano Darwin e la sua banda di mostruosi armadi puzzolenti ad attendermi per pestarmi.Come al solito tornai a casa sanguinante e piena di lividi. Corsi in camera e piansi. Poi mi tirai su, sentii come una forza che mi schiacciava, come se il mio destino avesse deciso in quel momento come si dovevano svolgere gli eventi. Andai in bagno, presi il taglierino, mi spogliai, aprii l’acqua nella vasca, la lasciai riempire, ci entrai e mi tagliai, un taglio per ogni insulto. Quando finii le gambe iniziai con le braccia. L’acqua ormai rossa. Mi tagliai le vene, in lacrime per il troppo dolore ricevuto. Trattenni il respiro e mi immersi nella vasca. Sì, volevo morire. Il mio cuore cessò di battere dopo poco.Finalmente tutti avevano ottenuto ciò che volevano.

Dio..


…….oh…….

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"Mamma, dove sono i miei maglioni?" urlai dal bagno. Lavai per bene il taglierino, così che non potesse vedere la causa dei "graffi" sul mio corpo.
"In salotto amore" merda. Non potevo uscire, avevo ancora le braccia grondanti di sangue. "Me ne porti uno?" presi il mio asciugamano rosso e mi tamponai le braccia e le coscie, sì, molto meglio. Sentii bussare, "lascialo per terra, mi sto asciugando." immaginai stesse annuendo, più a se stessa che a me. La sentii scendere le scale e andare a finire di preparare la colazione. Aprii la porta, controllai che non ci fosse mio fratello e poi presi il maglione, chiudendo velocemente la porta e richiudendola a chiave. Mi misi la tuta e la maglia, legai i capelli per far risaltare il mio viso morto, pallido e secco. Mi guardai allo specchio. Ormai non ero più nulla, se non una massa incolore di muscoli, sangue, ossa e lesioni.
'Non posso andare avanti così.' ma scossi la testa al solo pensiero della crudeltà del mondo la fuori…
Aprii la porta ed uscii, andai in camera a prendere lo zaino e a mettermi le scarpe, dopodichè scesi ed andai in cucina.
"Ciao mà", mi sorrise, feci una smorfia. Ormai il mio sorriso era più un ghigno di dolore che un modo per esprimere gioia.
Presi mezza fetta biscottata integrale e uscii di casa per andare a scuola.
Mi misi le cuffie giganti e mi incamminai. Arrivai davanti al grande cancello ma passai avanti sapendo che c’erano i soliti bulli. Grazie alla bidella che sapeva di loro, mi faceva entrare dalla porta da cui entrano i professori.
Salii le scale ed andai in classe mia, aprii il mio libro preferito e continuai la mia lettura.
Suonò la campanella e sia tutti miei compagni di classe che i professori entrarono.
Rimasi in silenzio, mi alzai e poi mi risedetti.
L’appello, la parte peggiore. Scorreva i nomi, arrivò il mio. “Martina”. “Prof, forse voleva dire Martina la gallina”, “Martina la moschina”, “Martina la paperina”, “Martina la taglierina” e avanti così. Gli insulti scatenavano la risata generale della classe, compresi i professori. Sprofondavo nella sedia ogni volta..
Per fortuna la giornata finì lì.. uscii da scuola ma, come al solito, c’erano Darwin e la sua banda di mostruosi armadi puzzolenti ad attendermi per pestarmi.
Come al solito tornai a casa sanguinante e piena di lividi. Corsi in camera e piansi. Poi mi tirai su, sentii come una forza che mi schiacciava, come se il mio destino avesse deciso in quel momento come si dovevano svolgere gli eventi. Andai in bagno, presi il taglierino, mi spogliai, aprii l’acqua nella vasca, la lasciai riempire, ci entrai e mi tagliai, un taglio per ogni insulto. Quando finii le gambe iniziai con le braccia. L’acqua ormai rossa. Mi tagliai le vene, in lacrime per il troppo dolore ricevuto. Trattenni il respiro e mi immersi nella vasca. Sì, volevo morire. Il mio cuore cessò di battere dopo poco.
Finalmente tutti avevano ottenuto ciò che volevano.

Dio..

…….oh…….

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  • Bimbo: Cosa sono quei tagli sul tuo braccio?
  • me: Niente sarà stato il gatto
  • Bimbo: Comunque ti posso dire una cosa?!?! Lo sai che sei bellissima!
  • me: Ohw piccolo lo sai che sei veramente dolce ma chi ti ha insegnato queste cose così carine ?
  • Bimbo: Beh, il mio papà diceva che quando ha conosciuto la mamma anche lei aveva dei tagli del gatto e ha detto che le ragazze a cui i gatti graffiavano più spesso erano le più belle e sincere.